Federico Rossano

Rossano - Villa Dalbono a PorticiFederico Rossano nasce a Napoli nel 1835, figlio di un ufficiale reduce della campagna di Russia con Murat. Seguì i corsi di pittura nella Reale Accademia di Belle Arti, nonostante le ostilità del padre, che voleva farne un'architetto e non perdonerà mai al figlio la scelta che fece in seguito.

Rossano fu quasi proscritto dalla famiglia e ciò segnò in lui un'amarezza ed un tormento che porterà nel suo animo per tutta la vita. Studiò e si affermò come uno dei pittori più dotati del gruppo "porticese". La sua natura, sensibile al fascino "antico" delle vedute posillipiane, lo porterà ad una felice ed armoniosa visione del paesaggio.  Infatti, i temi preferiti Rossano li cercava percorrendo le strade consuete dei pittori della Scuola di Posillipo, e puntava specialmente sulla versione naturalistica della pittura data da Filippo Palizzi.

All'inizio, l'artista s'ispirava di preferenza alle marine, soprattutto dell'isola d'Ischia: i porticcioli con i velieri all'attracco e tutti quei motivi offerti dalla natura selvaggia e bellissima di quest'isola. In questa sua produzione s'affaccia prepotente il ricordo di Corot, e i suoi itinerari spaziavano dai Campi Flegrei a Cava dei Tirreni, nonché a Portici, dove risiedette spesso e lavorò alacremente insieme ai compagni che costituirono poi il gruppo "repubblicano", in particolare con Marco De Gregorio.

Nelle pitture ispirate ai paesaggi vesuviani la stesura del colore appare distesa e calma, come nel quadro "Villa Dalbono a Portici", in cui i bianchi, gli azzurri e i verdi atmosferici si inseriscono in una composizione felice e armoniosa quasi lirica, che si ripete ogni volta che l'artista si trova a diretto contatto con la natura della sua terra.

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Antonio Parascandola

Antonio ParascandolaAntonio Parascandola, nasce a Procida il 27 Luglio 1902. Laureato in farmacia prima ed in chimica poi all'Università di Napoli. La laurea in farmacia doveva servirgli per la gestione della farmacia paterna, ma la sua vera passione, lo studio dei minerali e dei vulcani, argomento della sua tesi di laurea in chimica lo portarono lontano dalla sua presunta predestinazione di farmacista a Procida. A trent'anni aveva già pubblicato undici ricerche e numerosi studi di mineralogia. Arrivò a Portici nel 1936, come sostituto del Prof. Galdieri e subito dopo come incaricato fino a diventare direttore del corso di mineralogia e geologia agraria, che tenne fino al 1972. Collaborò all'aggiornamento della carta geologica d'Italia e dell'enciclopedia Treccani per la voce "Terra". Raccontò da testimone l'ultima eruzione vesuviana ed in quelle pagine, è conservata una delle chiavi per strappare i segreti al vulcano. Una fatale paresi lo strappò ai suoi studi che aveva amato con passione e competenza fino in fondo. Alla sua morte avvenuta a Portici nel 1977, ha lasciato, presso la Facoltà di Agraria di Portici, una sua preziosa raccolta di minerali che aspetta ancora di essere sistemata.

Giovanni Porzio

Giovanni PorzioPorzio Giovanni (Portici, 1873 - Napoli, 22 settembre 1962) - "Usciva da un'aula con la toga svolazzante, con la mano tesa al bacio della gente come un cardinale" annota nel suo diario, il 10 luglio 1916, la scrittrice Elena Canino.

La strepitosa popolarità gli derivava da un'oratoria dotta ma insieme chiara come acqua; era un po' istrione e un po' demagogo, conosceva i codici fin nelle virgole e meglio ancora l'indole umana.  Vocazione giovanile: conservava una poesiola dedicatagli dai compagni del liceo Umberto quando rischiò la bocciatura in aritmetica: "Ognun credea che Porzio già fosse un avvocato.  Ma or la matematica l'ha tutto trasformato".

Celebri sue arringhe portarono all'assoluzione dell'attrice Yvonne de Willespreux che aveva frantumato a colpi di revolver il cuore di uno studente-seduttore e dell'ex questore-commendatore Federico Borrelli che trucidò la figlia infedele con 39 pugnalate.  "Vizio totale di mente", stabilirono i giudici.

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Macedonio Melloni

Macedonio MelloniMacedonio Melloni. Fisico e patriota (Parma, 1798 - Portici, 1854). Partecipò ai moti del 1831; costretto dalla reazione a fuggire in Francia, vi riprese la sua attività scientifica. A Napoli ebbe la direzione del Conservatorio d'arti e mestieri e successivamente la direzione dell'Osservatorio vesuviano. Deve la sua fama come scienziato allo studio dell'energia raggiante, della irradiazione e rifrazione del calore, della polarizzazione, della trasparenza dell'aria secca dello spettro calorifero. Quando si pensò di creare un osservatorio vesuviano da più parti fu fatto il nome di Macedonio Melloni, scienziato di fama europea che era stato docente di fisica all'università di Parma e che dal 1831 si trovava, per motivi politici, in esilio a Parigi. Il 4 marzo 1839 Re Ferdinando II approvò la nomina di Melloni a direttore.

Si legge nel verbale della seduta del consiglio di Stato: " Il signor Macedonio Melloni di Parma ha offerto i suoi servigi come professore di fisica al Re N.S. ed i più insigni scienziati che vanti oggi l'Europa, fra i quali basterebbe citare un Humboldt ed un Arago, nel rendere al merito di lui solenne e nobilissima testimonianza, lo raccomandarono caldamente alla Maestà Sua. Il signor Melloni, che a giudizio dell'Humboldt, è ora il primo fisico del continente, deve in spezial modo la sua celebrità alle acute ed ingegnose investigazioni sull'elettromagnetismo. E poiché non avvi forse altro Stato che abbia così gran numero di vulcani, o estinti o in attività, sarebbe oltremodo necessario fondare in Napoli un istituto meteorologico, specialmente oggi che il magnetismo terrestre occupa le menti di quanti danno opera agli studi della fisica generale del globo. Anche questo incarico assai utilmente sarebbe affidato al signor Melloni ".

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Orazio Comes

Orazio ComesNacque a Monopoli (Bari) l'11 novembre del 1848 e morì Portici il 13 ottobre del 1917.
Fu professore incaricato di Botanica presso la R. Scuola Superiore di Agricoltura nel 1887. Con il trasferimento a Roma del Prof. Pedicino, l'incarico e la direzione dell'Orto Botanico furono conferiti ad Orazio Comes, il quale successivamente nel 1906 fu nominato anche direttore della R. Scuola Superiore di Agricoltura.

La morte avvenuta il 13 ottobre 1917 segnò la fine del periodo aureo dell'Orto Botanico."Infatti, sotto la direzione di Comes si ebbe un'inversione di tendenza rispetto alla concezione di Orto Botanico strutturato in modo coerente con il contesto storico come museo di collezioni botaniche. Comes concepì l'Orto Botanico da lui diretto come area di sperimentazione agraria e come area di sperimentazione agraria e la utilizzò per la coltivazione di varietà di tabacco, pianta sulla quale svolse gran parte della sua attività scientifica.

Solo in questa ottica si può giudicare lo smembramento del complesso, con la cessione del giardino rettangolare alla Stazione Sperimentale per le malattie del bestiame, recuperato in seguito da Francesco De Rosa (1818 - 19) e adibito a Orto Patologico.A lui sono state intitolate la scuola O.Comes di Portici, sita in via Cavalieri di Vittorio Veneto n. 19 e la piazzetta sita all'incrocio tra Corso Diaz, via Marconi, via S. Cristoforo, via Vittorio Emanuele; questa piazzetta non aveva una vera e propria denominazione ed era indicata dal popolo come "Largo Pennese ".

Alla morte del noto botanico, il Comune, volendo onorare l'insigne scienziato, che aveva un villino in quei pressi (abbattuto nel 1966), fece murare, una targa stradale, denominando quello spazio "Piazzetta Orazio Comes ".
Prima di morire Orazio Comes volle donare tutta la sua ricca raccolta di libri all'Istituto.

Filippo Silvestri

Filippo SilvestriFilippo Silvestri, nato a Bevagna (Perugia) il 22 giugno 1873. Non era porticese ma amava immensamente Portici per esserci vissuto per quasi mezzo secolo. Insegnò Zoologia ed Entomologia Agraria nell'Istituto Superiore Agrario, ove fu anche Direttore dal 1920 al 1930. Scienziato di fama mondiale, fu uno dei giganti nelle Scienze Biologiche. Per le sue ricerche scientifiche visitò i cinque continenti con viaggi a volte avventurosi, specie in Africa dove raccolse parassiti di insetti dannosi all'agricoltura. A questo riguardo ebbe incarichi da vari Governi: oltre che da quell'Italiano, da quell'Argentino, Brasiliano, Nordamericano ecc.
Fu socio onorario e membro corrispondente di ben 45 Società e Accademie Italiane e straniere, e inoltre Accademico Pontificio e Accademico d'Italia. Ebbe premi e titoli onorifici italiani e stranieri, fu Doctor Honoris causa dell'Università di Madrid e della Harvard University di Cambridge Mass., tenne corsi di Entomologia e biologia negli Stati Uniti d'America, in Inghilterra e conferenze in Brasile e Giappone.
Colpito da un male inguaribile espresse il desiderio di morire nel suo paese natio. Fu quindi, dai familiari, portato a Bevagna il 9 maggio, ove cessava di vivere il 1° giugno 1949.

Ernesto Della Torre

Ernesto Della TorreErnesto della Torre nacque ad Adro il 26 marzo 1844.
A soli sedici anni indossa la camicia rossa e prende il fucile: arruolatosi nel 1859 tra i Cacciatori delle Alpi, fu con i bersaglieri dell'Emilia alla Cattolica. Partì da Quarto nel 1860 coi mille alla volta della Sicilia, eroicamente insorta, combattendo a Calatafimi e a Palermo, fu nominato ufficiale sul campo di battaglia a soli sedici anni e partecipò a quel ciclo che compiva i destini d'Italia. Nel 1862 è trasferito nell'undicesimo reggimento fanteria che vanta da quell'epoca una delle più belle pagine contro il brigantaggio borbonico che infestarono il Mezzogiorno, combattendo sulla penisola ai ponti della Valle.

Nel 1864, diede le dimissioni da ufficiale, e si dedicò a varie imprese commerciali. Nel 1866 seguì di nuovo Garibaldi nel Tirolo nella guerra contro l'Austria.Fu ferito gravemente a Bezzecca e vi guadagnò la medaglia al valore. Fatto prigioniero fu rinchiuso a Civitavecchia prima, in Castel Sant'Angelo poi, dove rimase parecchi mesi sotto il peso di una condanna a morte. Liberato dopo l'intervento di Napoleone III, ritornava di nuovo a vita privata.

 

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