Trotter AlessandroCi sono scienziati che operano nell’ombra del microscopio, eppure illuminano interi campi del sapere. Alessandro Trotter, friulano classe 1874, è stato uno di questi. Un uomo che ha fatto della pazienza dell’osservazione, del rigore della classificazione e della curiosità instancabile i cardini di una vita scientifica esemplare. Tra galle, funghi, noccioli, deserti e missioni esplorative, la sua esistenza è un viaggio nella biodiversità, nella storia naturale e nelle trasformazioni agricole del primo Novecento.

Le radici: un friulano con l’anima tedesca e la mente del botanico

Nato a Udine il 26 luglio 1874, discendente di una famiglia d’origine tedesca, Trotter si formò nei licei della sua città natale, mostrando fin da giovane una rara inclinazione per le scienze naturali. Completati gli studi superiori, si iscrisse all’Università di Padova, dove nel 1899 si laureò in Scienze Naturali, discutendo una tesi in botanica sotto la guida del grande micologo Pier Andrea Saccardo. Fu proprio a Padova che cominciò a delinearsi il tratto distintivo del suo genio: l’attenzione minuziosa verso le malformazioni vegetali causate da insetti, le cosiddette galle.

Cecidologia: l’arte di leggere le malattie delle piante

Nel 1897, ancora prima della laurea, pubblicò un primo studio che descriveva 124 diversi tipi di galle, escrescenze vegetali causate da insetti dell’ordine dei Ditteri, in particolare le Cicedomie. Fu l’inizio di una passione scientifica che avrebbe fatto di lui il più importante cecidiologo italiano dell’epoca. Raccoglitore instancabile, durante le sue escursioni in Italia, nei Balcani e in Anatolia raccolse una mole impressionante di materiale, conservata oggi all’Orto Botanico di Padova: oltre 4.355 campioni di galle, una collezione di valore internazionale.

Nel 1901, a soli 27 anni, fondò la rivista scientifica internazionale "Marcellia", dedicata esclusivamente alla cecidologia, in onore del naturalista Marcello Malpighi. L’iniziativa segnò il suo pieno ingresso tra gli scienziati più autorevoli del settore.

Tra Avellino e Portici: maestro della patologia vegetale

Nel 1902, vinse la cattedra di Scienze Naturali e Patologia Vegetale presso la Scuola speciale di Viticoltura ed Enologia di Avellino, dove insegnò fino al 1920. Parallelamente, fu libero docente di Botanica all’Università degli Studi di Napoli.

Nel 1920, Trotter si trasferì a Portici, vincendo la cattedra di Patologia vegetale alla Regia Scuola Superiore d’Agricoltura, poi divenuta nel 1923 Regio Istituto Superiore Agrario e nel 1935 Facoltà di Agraria della Regia Università di Napoli. Qui fu preside dal 1938 al 1941, e docente di ruolo fino al 1949. Per quasi trent’anni contribuì alla crescita dell’Istituto di Portici, rendendolo uno dei centri più importanti per la fitopatologia in Italia.

Esploratore in Africa: dalla flora libica all’eremologia

Tra il 1912 e il 1914, partecipò con Emanuele De Cillis a una missione scientifica in Libia e Cirenaica, studiando la vegetazione spontanea, le malattie delle piante e l’adattamento agricolo all’ambiente desertico. Da queste ricerche nacque nel 1915 la fondamentale "Flora economica della Libia", in cui coniò il termine “eremologia”, ovvero la scienza che studia gli ecosistemi desertici: un’intuizione pionieristica che anticipava di decenni gli studi moderni sulla desertificazione e l’agronomia sahariana.

Il nocciolo: un tesoro della Campania

Durante il suo periodo in Irpinia e poi a Portici, Trotter si dedicò anche alla corilicoltura, ovvero lo studio e la valorizzazione del nocciolo (Corylus avellana). Considerava il nocciolo una delle coltivazioni più antiche del Mediterraneo, e dal 1919 fino al 1949 pubblicò oltre dieci saggi scientifici, culminando con "Le principali varietà di nocciuolo coltivate nella Campania". Grazie a questi studi, contribuì al rilancio di una coltura fondamentale per l’economia agricola del Sud Italia.

Un’eredità vasta e profonda

Autore di oltre 350 pubblicazioni, Trotter ha lasciato un’impronta in campi diversissimi: micologia, botanica sistematica, fitogeografia, cecidologia, ecologia, etnobotanica. Tra i suoi lavori più importanti si ricordano:

  • Contributo alla conoscenza degli entomocecidi italiani (1899)
  • Flora Italica Cryptogamica – Fasc. IV. Uredinales (1908)
  • Flora economica della Libia (1915)
  • Eremologia (1931)
  • I ficomiceti parassiti della pianta del tabacco (1938)
  • Le principali varietà di nocciuolo coltivate nella Campania (1949)
Riconoscimenti e ultimi anni

Trotter fu membro di numerose accademie, tra cui:

  • Accademia di Agricoltura di Torino
  • Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Verona
  • Accademia Udinese di Scienze, Lettere e Arti
  • Accademia dei Georgofili di Firenze (socio corrispondente dal 1947)
  • Accademia dei Lincei di Roma (socio nazionale dal 1957)

Dopo il pensionamento nel 1949, si ritirò a Vittorio Veneto, dove una grave infermità nel 1947 lo rese immobilizzato. Passò così gli ultimi vent’anni della sua vita in una poltrona, ma sempre circondato da libri, appunti e corrispondenze scientifiche.

La morte e la memoria

Morì a Vittorio Veneto il 22 luglio 1967, a pochi giorni dal suo 93º compleanno. Con lui si spense uno degli ultimi grandi naturalisti italiani ottocenteschi, ponte vivente tra una scienza ancora esplorativa e quella moderna, sistematica e interdisciplinare.

Alessandro Trotter fu uno studioso che “parlava con le piante”, non in senso poetico ma con metodo, pazienza e dedizione. Seppe guardare al dettaglio invisibile e, al tempo stesso, abbracciare la vastità dei deserti. Un esempio raro di rigore e visione. E una memoria scientifica che merita di essere ricordata, studiata e, magari, ripresa.