Scognamiglio AlfonsoUn uomo riservato, uno scienziato rigoroso, un figlio fiero di Portici.
Alfonso Scognamiglio, nato il 7 marzo 1921, ha legato il suo nome a una disciplina che prima di lui era quasi sconosciuta nel nostro Paese: la nematologia agraria, lo studio dei nematodi, microrganismi capaci di danneggiare silenziosamente le colture. Un mondo invisibile e insidioso, che grazie al suo lavoro divenne oggetto di ricerca, didattica e azione concreta a difesa dell’agricoltura italiana.

Dalla Reggia borbonica agli Osservatori fitosanitari

Dopo aver compiuto gli studi superiori nella sua città natale, Portici, Scognamiglio si iscrisse alla Facoltà di Agraria dell’allora Regia Università di Napoli, presso la storica sede della Reggia di Portici. Il 31 ottobre 1944, in un’Italia ancora lacerata dalla guerra, conseguì la laurea in Scienze Agrarie.

Sebbene abilitato alla libera professione di agronomo, scelse il servizio pubblico, convinto che la scienza dovesse mettersi al servizio del bene collettivo. Superato il concorso, entrò nel Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, iniziando una carriera destinata a lasciare il segno.

Nel novembre del 1957, fu nominato direttore dell’Osservatorio per le malattie delle piante di Pescara, con competenza su un’area vastissima: Abruzzo, Molise e Marche. Una sfida complessa, ma anche prestigiosa. Qui Scognamiglio dimostrò tutto il suo talento organizzativo e scientifico.

Il grande laboratorio: la nematologia prende forma

Nel 1968, in un’Italia agricola in piena trasformazione, Scognamiglio concentrò le sue energie su una branca ancora poco conosciuta: la nematologia. Studiò a fondo i nematodi, vermi cilindrici spesso invisibili, che vivono nel terreno o nell’acqua, alcuni dei quali sono parassiti delle piante, in grado di distruggere interi raccolti.

Allestì laboratori avanzati a Pescara, dotandoli delle più moderne strumentazioni, e introdusse in Italia le tecniche più aggiornate usate all’estero. I suoi studi, i risultati delle sue ricerche e le numerose conferenze tenute in Italia e all’estero gli valsero rapidamente un grande prestigio internazionale.

Nel 1969, fu eletto Presidente della Società Europea dei Nematologi: un riconoscimento che consacrò la sua autorità scientifica e confermò il ruolo pionieristico che aveva svolto per il nostro Paese.

Ritorno a casa: tra ricerca e insegnamento a Portici

Nel 1974, fu richiamato in Campania come direttore dell’Osservatorio per le malattie delle piante di Napoli, con giurisdizione su tutta la regione. Tornato a pochi passi dalla sua Portici, continuò il suo impegno scientifico, affiancando alla direzione istituzionale la didattica universitaria.

Conseguita la libera docenza in Fitoiatria, e poi in Nematologia, per oltre un decennio fu docente di Nematologia Agraria presso l’Istituto di Zoologia e Entomologia Agraria della Facoltà di Agraria di Portici (Università di Napoli Federico II). Qui formò intere generazioni di ricercatori, tecnici e agronomi, trasmettendo rigore, metodo e passione per lo studio del suolo e dei suoi abitanti invisibili.

Un’eredità scientifica: la nascita della SIN e il primo manuale italiano

Nel 1978, fu tra i più attivi promotori della nascita della Società Italiana di Nematologia (SIN), fondata a Firenze con l’obiettivo di promuovere la ricerca scientifica, la collaborazione tra esperti, e la valorizzazione delle conoscenze nel settore dei nematodi del suolo e delle acque dolci.

Nello stesso anno, sentendo l’urgenza di dotare le università italiane di un manuale aggiornato e completo, pubblicò "Nematologia agraria", primo testo italiano sistematico dedicato alla disciplina. Un’opera destinata a fare scuola, elevando la nematologia a scienza autonoma, oggi insegnata in diverse facoltà agrarie.

Uomo, scienziato, porticese

Nonostante il prestigio internazionale, Alfonso Scognamiglio non dimenticò mai le sue origini. Viveva a Bellavista, un quartiere alto di Portici da cui si domina il mare e il Vesuvio. Ed è lì che si è spento, l’8 dicembre 1999, nella casa che amava, circondato dai suoi libri, dagli strumenti di lavoro e da una vita intera dedicata allo studio.

Scognamiglio fu un biologo rigoroso, un innovatore visionario, un maestro generoso. La sua figura resta un esempio fulgido di come la ricerca applicata possa tradursi in progresso reale, soprattutto in ambito agricolo, proteggendo la terra e chi la lavora. Ha tracciato un solco profondo — proprio come quelli che scavano i nematodi nel terreno — ma il suo, al contrario, è stato un solco di conoscenza, difesa e valorizzazione del patrimonio agricolo italiano.

Ancora oggi, chi si occupa di fitopatologia o lavora nella protezione delle colture, cammina nel sentiero da lui aperto.

Portici può dirsi orgogliosa di aver dato i natali a un pioniere silenzioso, ma imprescindibile della scienza italiana.