Ci sono storie a Portici che non sono scritte solo sui libri, ma sono scolpite nel marmo e costruite 'cu 'o core. Quella che vi racconto oggi è la storia di un figlio di Portici che non si è accontentato di sognare in piccolo. È la storia di un prete che, con l'anima di un artista e la tenacia di un apostolo, ha regalato alla nostra città un pezzo della sua anima: la Chiesa del Sacro Cuore. Parliamo del reverendo Domenico Marchiorre.
Nasce qui, a casa nostra, a Portici, il 14 settembre 1863, da Camillo Marchiorre e Candida Ebonista. Fin da giovane, Domenico non sente la chiamata di una vita qualunque; sente quella più alta, quella del sacerdozio. Ma don Domenico non era solo un uomo di fede; era un uomo di visione.
Mentre Portici cresceva e si espandeva verso la collina, in quella zona all'epoca chiamata Bellavista, lui coltivava un'idea fissa, un sogno che gli bruciava dentro: erigere un tempio maestoso, un luogo degno da dedicare al Sacro Cuore di Gesù.
"Anima di Sacerdote e d'Artista": Il Sogno di una Chiesa
Don Domenico non era uno che si perdeva in chiacchiere. Era un uomo d'azione. Teneva un villino lungo la via Nuova Bellavista (l'attuale Corso Garibaldi) e decise che il suo sogno sarebbe sorto proprio lì, a lato della sua stessa casa.
Ma ’o ssapite buono, ’na chiesa non si costruisce solo con le preghiere. Servono fondi, permessi, e tanta, tanta fatica. E qui si vide ’a grandezza dell'uomo. Si fece promotore, cercò benefattori e trovò l'appoggio di persone illuminate. Una su tutte fu la "pia Carolina", la Marchesa di Civitanova Carolina Gaetani, che insieme ad altri nomi illustri (persino Sua Altezza Reale Maria Sofia di Borbone e il Senatore Giacomo Calabria) credette nel progetto di quel prete tenace.
Iniziò così, nel 1897, la grande opera. Per farla, don Domenico scelse un architetto di grido, Ernesto Vergara Caffarelli, che "disegnò e diresse" i lavori. Ci vollero anni. Anni di sudore, di raccolta fondi, di problemi. Ma don Domenico, con la sua "anima di sacerdote e d'artista", non mollò di un centimetro.
Finalmente, nel 1913, dopo sedici lunghi anni, il tempio fu completato. Era, ed è, uno spettacolo.
Il Parroco, l'Inventore, l'Educatore
Don Domenico Marchiorre non si limitò a costruire le mura. Diede un'anima a quel luogo. All'inizio fu nominato rettore di quella chiesa che aveva sognato e tirato su pietra su pietra. Poi, nel 1925, quando il Cardinale Arcivescovo di Napoli, Alessio Ascalesi, elevò la chiesa alla dignità di parrocchia, lui ne divenne, per diritto e per merito, il primo parroco.
E con un gesto di "donazione d'apostolo", regalò l'intero tempio all'Arcidiocesi di Napoli.
Ma l'impegno di don Domenico non finiva sull'altare. Nel suo villino, trasformato in "teatro campestre", diede vita al "Ricreatorio festivo educativo", un luogo dove accogliere i figli del popolo, per dare loro un'istruzione e un momento di gioia.
Il suo "spirito d'artista" si vedeva anche nelle cose pratiche. Era un uomo ingegnoso. Preoccupato che l'acqua stagnante nelle acquasantiere potesse essere fonte di infezioni (un problema serio all'epoca!), si mise a studiare e ideò un meccanismo per il ricambio quotidiano dell'acqua. Nel 1929, gli fu attribuita ufficialmente l'invenzione di una "originale pila igienica", un'acquasantiera sanitaria che, si dice, sottopose persino al Papa per ottenerne l'approvazione.
L'Eredità e la Memoria
C'è una piccola incongruenza nelle cronache del tempo: alcune fonti riportano la notizia di questa invenzione nel 1929, ma la data della sua morte è precedente.
Il reverendo parroco Domenico Marchiorre si spense a Portici, nella sua città, mercoledì 6 aprile 1927, all'età di 64 anni. I suoi resti mortali riposano proprio qui, nel nostro cimitero, in una nicchia della cappella dell'Arciconfraternita del SS. Sacramento.
Oggi, chiunque entri nella Chiesa del Sacro Cuore può leggere la sua storia su due lapidi di marmo. Una di queste, voluta dal suo successore, recita parole perfette:
AL SAC. DOMENICO MARCHIORRE / CHE DOPO AVER ERETTO QUESTO TEMPIO / CON ANIMA DI SACERDOTE E D'ARTISTA / LO FACEVA COSTITUIRE PARROCCHIA / CON DONAZIONE D'APOSTOLO...
Questa è la storia di Domenico Marchiorre: un uomo che non si è limitato a vivere a Portici, ma che ha contribuito a costruirla, lasciandoci un segno eterno della sua fede e della sua arte.
