Siamo l'11 settembre del 1851, e a Portici - 'nu paesino che ancora vive all'ombra della Reggia borbonica ma che sta per entrare nella storia del Regno d'Italia - nasce Enrico. Figlio di Francesco Arlotta e Raffaela Pasca, dei baroni di Magliano, viene al mondo in una famiglia dell'alta borghesia napoletana, quella borghesia illuminata che stava costruendo la nuova Italia.
Pensa un po': nascere a Portici in quegli anni significava crescere in un posto straordinario! La Reggia era ancora lì, maestosa, le Ville Vesuviane brillavano lungo il Miglio d'Oro, e nell'aria si respirava quel mix di cultura, commercio e fermento che faceva di questa zona 'nu posto speciale. 'O Vesuvio stava là, protettore e minaccia allo stesso tempo, e il mare del Golfo brillava come un gioiello!
La formazione: dal diritto alla politica
Il giovane Enrico cresce studiando, come si doveva fare nelle famiglie per bene! Si laurea in giurisprudenza - già questo la dice lunga: un porticese che studia legge, che capisce come funzionano le istituzioni, che vuole costruire qualcosa di grande!
Ma Enrico Arlotta non era tipo da starsene chiuso negli studi legali a fare testamenti e contratti. No, no, no! Lui aveva 'na visione più ampia. Si dedica prima al commercio, lavorando nella ditta Minasi e Arlotta - perché bisogna capire come gira l'economia, come si fanno gli affari, come funziona il mondo reale!
E poi, quando capisce che il suo destino è altrove, quando sente 'a chiamata della politica, ecco che fa 'o salto: diventa un economista, un finanziere, e soprattutto un politico con la P maiuscola!
I maestri: Crispi, Sonnino, Salandra
Enrico Arlotta sceglie la sua parte: quella della Destra liberale, quella dei grandi statisti che stavano costruendo l'Italia moderna. E che maestri che si sceglie!
Francesco Crispi - 'o leone siciliano, l'ex garibaldino diventato statista, l'uomo che voleva fare dell'Italia una potenza!
Sidney Sonnino - l'intellettuale, il riformatore, quello che capiva che bisognava modernizzare il Paese dalle fondamenta!
Antonio Salandra - il pugliese che avrebbe portato l'Italia nella Grande Guerra!
Seguire questi uomini non era 'na cosa da poco! Significava avere una visione, capire che l'Italia doveva crescere, modernizzarsi, diventare una nazione vera. E Arlotta, 'o nostro porticese, stava là in mezzo, imparando, crescendo, diventando uno di loro!
Napoli 1884: 'o Colera e il risanamento
Ed ecco che arriva il momento che cambierà tutto, quello che farà di Enrico Arlotta 'nu vero protagonista della storia napoletana.
L'epidemia: quando la morte camminava per i vicoli
Estate del 1884. Napoli è colpita da un'epidemia di colera che fa tremare 'o core! La gente muore a centinaia, a migliaia! I vicoli stretti e malsani dei quartieri popolari diventano trappole mortali. L'acqua è inquinata, le fogne non esistono, le case sono 'nu ammasso di miseria e disperazione.
È 'na tragedia che scuote l'Italia intera! Il giovane Regno si vergogna che la sua città più popolosa, più antica, più gloriosa sia ridotta così!
Enrico Arlotta e Nicola Amore: I due riformatori
In questo momento drammatico, Enrico Arlotta è assessore ai Lavori Pubblici nell'amministrazione del sindaco Nicola Amore. E qui, amico mio, si vede 'a tempra dell'uomo!
Mentre altri si sarebbero tirati indietro, spaventati dall'enormità del problema, Arlotta e Amore si rimboccano le maniche e si mettono a lavorare «con vivo interesse al piano di risanamento della città».
Il Piano di Risanamento: rifare Napoli dalle fondamenta
E che piano fu! Non si trattava solo di pulire qualche strada o sistemare qualche fogna. No! Si trattava di sventrare interi quartieri, di buttare giù case secolari ma malsane, di costruire strade larghe dove prima c'erano vicoli bui, di portare acqua pulita, fogne moderne, luce, aria!
Fu una rivoluzione! Il Risanamento di Napoli - con la R maiuscola - è uno dei progetti urbanistici più importanti della storia italiana. E Enrico Arlotta, 'o nostro porticese, ci mise dentro tutta la sua passione, tutta la sua competenza, tutta la sua anima!
Nacque il Rettifilo (oggi Corso Umberto I), quella strada larga e dritta che squarcia il centro storico. Nacquero i nuovi quartieri, le case popolari, le infrastrutture moderne. Napoli si trasformò da città medievale a città moderna!
E tutto questo mentre la gente moriva di colera, mentre bisognava convincere i napoletani a lasciare le loro case, mentre gli interessi economici si scontravano con le necessità pubbliche. 'Na fatica 'e Sisifo, ma che risultati!
Il Banco di Napoli: quando 'a finanza incontra 'a politica
1895-1897: Direttore Generale
Dopo aver dimostrato le sue capacità nell'amministrazione pubblica, nel 1895 Enrico Arlotta viene chiamato a un incarico ancora più delicato: direttore generale del Banco di Napoli!
E qui bisogna capire cosa significava! Il Banco di Napoli non era una banca qualsiasi - era e resta una delle istituzioni finanziarie più antiche e importanti d'Italia, fondata addirittura nel 1539! Era 'o cuore dell'economia meridionale, il motore che faceva girare commerci, imprese, investimenti!
Ma in quegli anni il Banco attraversava 'nu momento difficile. Serviva qualcuno che lo riassestasse, che rimettesse ordine nei conti, che gli ridesse credibilità. E chi chiamano? 'O nostro Enrico Arlotta!
Per due anni, dal 1895 al 1897, si prodiga nell'opera di riassestamento dell'istituto. E ci riesce! Con quella sua competenza in economia e finanza, con quella sua onestà riconosciuta, con quella sua capacità di vedere lontano, rimette in sesto 'o Banco e lo prepara per le sfide del nuovo secolo!
Montecitorio: da Portici al Parlamento del Regno
1897: l'elezione alla Camera
Ma il destino chiama ancora! Nel 1897, Enrico Arlotta si presenta come candidato per il terzo collegio di Napoli e viene eletto alla Camera dei Deputati del Regno d'Italia!
E non è che ci va 'na volta sola e poi basta! No, amico mio! Dal 1897 al 1919 - pensaci bene, ventidue anni! - viene ripetutamente rieletto nelle legislature XX, XXI, XXII, XXIII e XXIV!
Questo cosa significa? Che la gente si fidava di lui! Che faceva bene 'o suo mestiere! Che quando parlava Enrico Arlotta, la gente lo ascoltava!
La specializzazione: esperto di Marina Militare
E in Parlamento, Arlotta si fa 'na fama particolare. Diventa l'esperto di questioni navali e marittime! In quasi ogni legislatura gli viene affidato l'incarico di presentare i bilanci annuali della Marina militare.
Ora, per capire l'importanza: l'Italia era (e è) 'na penisola, circondata dal mare! La Marina era fondamentale per la difesa, per il commercio, per le ambizioni coloniali che il Regno aveva in quegli anni. E chi controllava i bilanci della Marina controllava uno dei capitoli più importanti della spesa pubblica!
1903: L'inchiesta sulla Marina e l'affare Bettòlo
Ed ecco che nel 1903 succede 'na cosa importante! Arlotta, pur essendo generalmente favorevole al ministro della Marina Giovanni Bettòlo, si accorge che qualcosa non quadra. Nella sua relazione sul bilancio della Marina per il periodo 1903-1904, presentata alla Camera il 9 maggio 1903, Arlotta mette nero su bianco dei rilievi pesanti: l'azione del ministro sta favorendo, contro l'interesse dell'erario, gli interessi di alcuni speculatori privati, come le Acciaierie di Terni!
Pensa 'o coraggio! Arlotta apparteneva alla stessa area politica di Bettòlo, ma quando vede che i soldi pubblici vengono sprecati, quando capisce che ci sono interessi privati che prevalgono sul bene comune, lui non tace! Dice la verità, anche se scomoda!
E quella relazione fa 'nu bordello! Il socialista Enrico Ferri la usa per lanciare una violenta campagna contro Bettòlo dalle colonne dell'Avanti!, che porta all'istituzione di un'inchiesta parlamentare sulla Marina!
L'inchiesta conferma e aggrava i rilievi di Arlotta. Fu 'nu momento importante: dimostrò che il Parlamento poteva e doveva controllare il governo, che nessuno era al di sopra della legge, che la trasparenza era fondamentale!
1916: Vicepresidente della Camera
E il riconoscimento arriva! Dal 10 marzo al 19 giugno del 1916, Enrico Arlotta viene eletto vicepresidente della Camera dei Deputati!
Pensaci: 'nu porticese alla vicepresidenza di Montecitorio! Uno dei tre o quattro uomini più importanti del Parlamento italiano! 'Nu orgoglio per Portici, per Napoli, per tutto 'o Sud!
I Ministeri: quando 'o Porticese diventa Ministro del Regno
1909-1910: Ministro delle Finanze
Dall'11 dicembre 1909 al 31 marzo 1910, Enrico Arlotta viene chiamato a reggere uno dei dicasteri più importanti e delicati: il Ministero delle Finanze nel governo presieduto da Sidney Sonnino, uno dei suoi maestri politici!
Ministro delle Finanze! Vuol dire controllare tasse, imposte, bilancio dello Stato, debito pubblico! In pratica, 'o portafogli dell'Italia intera passava dalle sue mani!
E anche qui, Arlotta si dimostra all'altezza. In pochi mesi mette ordine nei conti, propone riforme, cerca di modernizzare il sistema fiscale italiano che ancora portava dietro pezzi e rimasugli di sistemi ottocenteschi!
1916-1917: la Grande Guerra e i Ministeri
Ma è durante la Prima Guerra Mondiale che Enrico Arlotta dà il meglio di sé, in uno dei momenti più drammatici della storia italiana.
Giugno 1916: Ministro senza Portafoglio
Nel giugno del 1916, quando cade il governo Salandra, viene formato il nuovo governo presieduto da Paolo Boselli. Arlotta entra prima come ministro senza portafoglio (dal 19 al 22 giugno 1916) - una sorta di ministro jolly che aiuta dove serve.
1916-1917: Ministro dei Trasporti Marittimi e Ferroviari
Ma subito dopo, dal 18 giugno 1916 al 15 giugno 1917, gli viene affidato un incarico cruciale per la guerra: Ministro dei Trasporti Marittimi e Ferroviari!
E qui, amico mio, si capisce quanto era importante 'sto ministero in tempo di guerra! Bisognava:
- Trasportare truppe al fronte - centinaia di migliaia di soldati che dovevano arrivare all'Isonzo, sul Carso, sulle Alpi!
- Rifornire l'esercito - munizioni, viveri, medicine, tutto doveva viaggiare per ferrovia!
- Gestire i porti - l'Italia dipendeva dalle importazioni via mare per carbone, grano, materie prime!
- Coordinare con gli Alleati - navi francesi, inglesi, italiane che dovevano collaborare!
Durante il suo ministero si combatterono battaglie durissime:
- La decima battaglia dell'Isonzo (maggio-giugno 1916)
- L'offensiva dell'Ortigara (giugno 1917)
Migliaia e migliaia di uomini che dovevano essere trasportati, riforniti, sostenuti. E chi garantiva che treni e navi funzionassero? Enrico Arlotta!
La missione negli Stati Uniti
E non è finita! In quello stesso periodo, Arlotta fa parte della missione italiana che si reca a Washington, voluta dal duca Ferdinando di Savoia, per chiedere agli Stati Uniti di aumentare i rifornimenti marittimi all'Italia!
Immagina 'a scena: il nostro porticese che attraversa l'Atlantico in mezzo ai sommergibili tedeschi, che va alla Casa Bianca a trattare con i rappresentanti del presidente Wilson, che cerca di convincere gli americani a mandare più navi, più rifornimenti, più aiuti!
Fu 'na missione di successo! Gli Stati Uniti aumentarono i loro aiuti, e questo fu fondamentale per permettere all'Italia di continuare a combattere!
1917: ancora Ministro senza Portafoglio
Quando ci fu una parziale crisi di governo nel giugno 1917, Arlotta si dimise dal Ministero dei Trasporti ma rimase nel governo come ministro senza portafoglio (dal 16 giugno al 29 ottobre 1917) fino alla caduta definitiva dell'esecutivo Boselli, dopo la disfatta di Caporetto.
10 Dicembre 1917: il Fascio Parlamentare di Difesa Nazionale
Dopo Caporetto, quando l'Italia sembrava sul punto di crollare, quando i tedeschi e gli austriaci erano arrivati fino al Piave, quando si parlava di fare la pace, Arlotta non si tira indietro!
Il 10 dicembre 1917 partecipa alla riunione costitutiva del Fascio parlamentare di difesa nazionale, un gruppo trasversale di deputati che sosteneva la guerra ad oltranza, il non mollare, il resistere fino alla vittoria!
"Nun ce putimmo arrendere mo'!" avrebbe detto in napoletano. E aveva ragione! Pochi mesi dopo, gli italiani avrebbero vinto sul Piave e poi a Vittorio Veneto!
Le onorificenze: 'O Regno riconosce i meriti
E un uomo così, che aveva dato tanto alla Patria, non poteva non essere riconosciuto! Guarda 'stu medagliere:
Ordine della Corona d'Italia
- Cavaliere - 16 luglio 1885 (appena finito il lavoro sul Risanamento!)
- Commendatore - 30 giugno 1889
- Grande Ufficiale - 20 gennaio 1910 (subito dopo essere stato ministro!)
Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
- Cavaliere - 7 febbraio 1895
- Commendatore - 24 maggio 1900
- Grande Ufficiale - 29 dicembre 1916 (in piena guerra!)
Grande Ufficiale di due ordini cavallereschi! Questo ti faceva parte dell'élite del Regno, ti metteva tra i servitori più fedeli e capaci della Corona!
1912-1919: Vicepresidente della Lega Navale Italiana
Dal 6 maggio 1912 al 14 luglio 1919, Arlotta è vicepresidente della Lega Navale Italiana, un'organizzazione che promuoveva la cultura marittima e navale in Italia.
Ancora 'na volta, si conferma 'o suo amore per il mare, per le questioni navali! E anche qui, lavora per far capire agli italiani che siamo 'nu popolo di mare, che il nostro futuro passa dal Mediterraneo!
Palazzo Madama: da Deputato a Senatore
6 Ottobre 1919: l'elezione al Senato
Il 6 ottobre 1919, dopo ventidue anni alla Camera, Enrico Arlotta fa 'o salto di qualità definitivo: viene eletto al Senato del Regno d'Italia!
Il Senato non era come oggi - allora era 'na camera altissima, dove andavano solo gli uomini più illustri, più esperti, più rispettati! I senatori erano nominati a vita dal Re in base ai meriti eccezionali!
E Arlotta diventa senatore del Regno, con tutti gli onori che questo comportava! Va a Palazzo Madama, la storica sede del Senato a Roma, e là continua 'o suo lavoro nelle commissioni parlamentari, sempre attento alle questioni marittime, ferroviarie, finanziarie!
1926: l'adesione al Fascismo
'na scelta controversa
E qui, amico mio, arriviamo a 'nu punto delicato della storia. L'1 gennaio 1926, Enrico Arlotta aderisce al fascismo e continua a occupare 'o scanno di Palazzo Madama come rappresentante del Partito Nazionale Fascista.
Ora, bisogna essere onesti: molti uomini della vecchia classe dirigente liberale fecero questa scelta. Alcuni per convinzione, altri per opportunismo, altri ancora per paura o per semplice realismo - ormai il fascismo controllava tutto, e chi voleva continuare a fare politica doveva accettare le regole del gioco.
Arlotta aveva 75 anni nel 1926. Era un uomo anziano, formato nell'Ottocento, cresciuto nella cultura liberale, ma che forse pensò che il fascismo potesse portare ordine e stabilità dopo anni di disordini. O forse, semplicemente, voleva finire i suoi giorni mantenendo la dignità del suo ruolo.
Non sta a noi giudicare troppo severamente - quello fu 'nu periodo complicato, dove le scelte non erano mai facili, dove tanti galantuomini fecero scelte che oggi ci possono sembrare sbagliate.
Via Enrico Arlotta: 'nu omaggio di Portici
Il Comune di Portici, annoverandolo tra «gli uomini illustri che seppero onorare la Patria con la loro opera e soprattutto con la loro umiltà», gli ha dedicato una strada!
Via Enrico Arlotta - ancora oggi, quando passi da quella strada porticese, cammini su 'nu pezzo di storia! È il modo in cui Portici dice: "Questo era uno dei nostri, e ne andiamo fieri!"
14 Novembre 1933: 'a morte a Via Chiatamone
Martedì 14 novembre 1933, nel suo palazzo avito a via Chiatamone a Napoli - una delle strade più belle del lungomare partenopeo, con vista sul Castel dell'Ovo e sul Golfo - Enrico Arlotta muore a 82 anni.
Ottantadue anni vissuti intensamente! Dall'Unità d'Italia alla Grande Guerra, dal colera del 1884 al fascismo degli anni Trenta. Aveva visto l'Italia nascere, crescere, trasformarsi. E lui, 'o porticese, era stato protagonista di quella trasformazione!
L'eredità: cosa ci lascia Enrico Arlotta
'nu esempio di servizio pubblico
La prima eredità di Arlotta è l'esempio. In un'epoca come la nostra, dove troppo spesso la politica è vista come 'nu modo per arricchirsi o per fare carriera, Enrico Arlotta ci ricorda che fare politica può significare servire il bene comune.
Lui lavorò per il Risanamento di Napoli quando la città moriva di colera. Riassestò il Banco di Napoli quando era in crisi. Vigilò sulla Marina quando la corruzione minacciava di dilagarsi. Organizzò i trasporti durante la guerra quando i soldati morivano al fronte.
Non cercò mai la popolarità facile - anzi, spesso disse cose scomode, denunciò sprechi, si mise contro interessi potenti. Ma lo fece perché credeva nel suo dovere!
'nu porticese che arrivò in alto
La seconda eredità è la dimostrazione che anche da Portici si può arrivare ovunque! Arlotta nacque in 'nu paese di provincia, ai piedi del Vesuvio, in 'na realtà che poteva sembrare piccola e marginale.
Ma con lo studio, con l'impegno, con la competenza, con l'onestà, arrivò a essere:
- Assessore della terza città d'Italia
- Direttore generale del Banco di Napoli
- Deputato per 22 anni
- Vicepresidente della Camera
- Ministro per tre volte
- Senatore del Regno
Non male per 'nu guaglione 'e Portici, vero?
'O Risanamento di Napoli
Ma l'eredità più concreta, quella che ancora oggi possiamo vedere e toccare, è il Risanamento di Napoli. Quando cammini per Corso Umberto I, quando vedi i palazzi umbertini, quando pensi che Napoli è diventata 'na città moderna con acqua pulita e fogne funzionanti, ricordati che 'nu pezzo di quel miracolo lo dobbiamo anche al nostro Enrico Arlotta!
Lui fu uno di quelli che, dopo il colera del 1884, ebbe 'o coraggio di dire: "Basta! Napoli deve cambiare! Devono cadere 'e case vecchie e malsane, devono nascere strade nuove, deve arrivare l'acqua pulita!"
E lo fece! Con Nicola Amore, con gli ingegneri, con gli urbanisti, trasformò Napoli. Salvò vite! Perché ogni napoletano che dopo il 1884 non morì di colera o di tifo grazie all'acqua pulita e alle fogne moderne, lo deve anche a uomini come Arlotta!
Riflessioni: 'nu uomo del suo tempo
Guardando alla vita di Enrico Arlotta con gli occhi di oggi, dobbiamo essere onesti: fu un uomo del suo tempo, con i pregi e i limiti della sua epoca.
I pregi: competenza, onestà, servizio
Era competente - studiò, imparò, capì economia, finanza, diritto, politica. Non improvvisò mai!
Era onesto - quando vide che i soldi pubblici venivano sprecati, lo denunciò, anche a costo di inimicarsi gente potente!
Era dedito al servizio pubblico - dedicò tutta la sua vita al bene comune, dal Risanamento di Napoli all'organizzazione dei trasporti in guerra!
I limiti: 'nu liberale di Destra nell'era delle masse
Ma Arlotta era anche un liberale di destra, cresciuto in un'epoca dove la politica era affare di élite, dove le masse popolari erano escluse. Era un uomo che credeva nell'ordine, nella gerarchia, nell'autorità.
E questo, quando arrivarono i tempi nuovi - il socialismo, il fascismo, la politica di massa - lo mise in difficoltà. La sua adesione al fascismo nel 1926 fu probabilmente anche questo: un tentativo di un vecchio liberale di trovare un punto d'appoggio in un mondo che non capiva più.
Portici e Arlotta: 'nu legame indissolubile
Ma per Portici, Enrico Arlotta resta 'nu motivo d'orgoglio! È la dimostrazione che questa terra, 'stu piccolo comune vesuviano, ha dato all'Italia persone straordinarie!
Quando i porticesi camminano per Via Enrico Arlotta, dovrebbero ricordarsi chi fu quest'uomo. Dovrebbero raccontarlo ai figli, dovrebbero studiarlo a scuola, dovrebbero considerarlo un esempio!
Perché Arlotta ci insegna che:
- Si può nascere in provincia e arrivare al vertice - basta studiare e impegnarsi!
- La politica può essere servizio - non solo interesse personale!
- L'onestà paga - anche se a volte costa cara!
- Le radici sono importanti - Arlotta fu sempre orgoglioso di essere porticese!
Conclusione: 'a memoria va custodita
La storia di Enrico Arlotta è una di quelle storie che non vanno dimenticate. Anzi, va raccontata, studiata, tramandata!
Oggi che troppo spesso dimentichiamo i nostri grandi, oggi che la memoria storica si perde, oggi che non sappiamo più chi sono stati i nostri padri e nonni, ricordare Enrico Arlotta è un dovere!
Fu ministro del Regno, senatore, statista. Ma prima di tutto fu 'nu porticese che amò la sua terra e che la onorò con la sua vita e con le sue opere!
E allora, alla fine di 'sto lungo racconto, permettimi di dire:
'Nu brindisi a Enrico Arlotta, 'o ministro 'e Portici, l'uomo che dalla nostra piccola città arrivò fino a Palazzo Madama e che portò 'o nome di Portici nell'Italia che contava!
Possano i giovani porticesi di oggi guardare a lui come esempio, possano capire che anche da qui, da 'stu paese vesuviano, si possono fare grandi cose!
E che 'a memoria di Enrico Arlotta resti viva per sempre!
