C'è una storia che a Portici andrebbe raccontata più spesso, quella di un uomo nato tra le mura di Villa Luisa a Cremano, con un nome lungo quanto una dinastia e un destino scritto nelle stelle. Ernesto Maria Leone Vergara Caffarelli: duca di Craco, marchese di Comignano e di Savochetta, ma soprattutto archeologo appassionato, antifascista coraggioso, studioso che ha risolto uno dei misteri più affascinanti dell'arte antica. Il braccio del Laocoonte - quella meraviglia marmorea che per secoli aveva fatto impazzire gli archeologi - ha trovato in lui chi ha saputo restituirgli la verità. E tutto è cominciato qui, a Portici, il 19 aprile 1907.
'Na famiglia nobile e 'na culla porticese
Ernesto Maria Leone viene al mondo nella villa Luisa a Cremano in Portici, figlio di Carlo Girolamo Luigi Mario Vergara Caffarelli e di Ada Ronchey. Il sangue che scorre nelle sue vene è quello dei duchi di Craco, dei marchesi di Comignano e di Savochetta - una di quelle antiche famiglie che hanno fatto la storia del Regno. Ma Ernesto non è tipo da accontentarsi dei blasoni e dei titoli nobiliari. Lui vuole sapere, capire, scavare nella storia - letteralmente.
Dopo essersi addottorato in Giurisprudenza, non si ferma: consegue anche la laurea in Lettere. Due lauree, come a dire: 'o diritto me serve pe' capì 'a società, 'e lettere pe' capì ll'anema d''a gente. Assolve agli obblighi militari come tenente di complemento dei Bersaglieri - e anche qui, si vede il carattere: nobili sì, ma non quelli che si nascondono dietro i privilegi.
Il 6 febbraio 1937, a Roma, sposa la dottoressa Rina Del Piano, donna di grande cultura, già Direttrice del Centro Italiano di Studi di Tripoli, nata a Macerata. Un matrimonio tra intellettuali, tra persone che hanno scelto la conoscenza come missione di vita.
L'archeologo: Tra Roma e 'o passato
Dal 1937 al 1950, Ernesto è assistente ordinario alla cattedra di Archeologia nell'Università La Sapienza di Roma. Immaginate: un duca porticese che invece di godersela nei salotti nobiliari passa le giornate a studiare frammenti di marmo, iscrizioni antiche, testimonianze di civiltà scomparse. Ma per lui l'archeologia non è un passatempo da gentiluomo: è una scienza, una disciplina che richiede rigore, metodo, dedizione.
E mentre studia i reperti antichi, l'Italia sprofonda nel buio del fascismo. Ma Ernesto ha un'altra qualità oltre all'intelligenza: il coraggio.
'O coraggio d''a libertà: l'antifascista
Negli anni 1943-1944, i più bui per l'Italia, Ernesto è membro del Comitato direttivo del movimento clandestino antifascista romano Rinascita. Pensateci un momento: un nobile, un accademico, un uomo che avrebbe potuto starsene tranquillo, invece sceglie di rischiare tutto - la carriera, la libertà, forse la vita - per opporsi alla dittatura. Accussì se fa: quanno 'a coscienza chiamma, 'o vero signore risponne.
Nel quadriennio 1946-1950, nell'Italia finalmente liberata, ricopre l'incarico di Segretario Generale del Sindacato Universitario Nazionale e successivamente della Federazione Universitaria Sindacale Italiana. Dopo aver combattuto per la libertà, si batte per i diritti dei lavoratori della cultura. 'Nu nobile ca penza a 'e diritti - questa sì che è 'na rivoluzione!
In Tripolitania: 'o custode d''e tesori
Dal 1951, la sua vita prende un'altra direzione: diventa prima soprintendente e poi consulente per le Antichità del Governo della Tripolitania. L'Africa, il Mediterraneo, quella culla di civiltà dove Roma antica ha lasciato tracce indelebili. Ernesto si muove tra le rovine di Leptis Magna e Sabratha, cataloga, studia, protegge il patrimonio archeologico di quelle terre. Un porticese che custodisce la memoria dell'antica Roma in terra d'Africa - 'nu cerchio ca se chiude.
1954: 'O mistero d''o Laocoonte
E poi arriva il 1954, l'anno che lo consegna alla storia dell'archeologia mondiale. Il Laocoonte - quel capolavoro ellenistico scoperto nel 1506 che rappresenta il sacerdote troiano e i suoi figli stritolati dai serpenti - aveva un problema: il braccio destro di Laocoonte era andato perduto, e nel corso dei secoli era stato ricostruito più volte, sempre sbagliato. Nel 1905, a Roma, era stato ritrovato un frammento di braccio marmoreo. Ma era quello originale?
Ernesto Maria Leone Vergara Caffarelli ci lavorò sopra, studiò, confrontò, analizzò. E nel 1954 riuscì a provare la pertinenza alla scultura di quel braccio ritrovato mezzo secolo prima. Era quello! Il braccio originale del Laocoonte! Questa scoperta rese possibile l'ultimo intervento di restauro al famosissimo gruppo marmoreo, restituendo al mondo una delle più grandi opere d'arte dell'antichità nella sua forma autentica.
Pensate 'a soddisfazione: dopo duemila anni, dopo cinque secoli dalla riscoperta rinascimentale, un archeologo porticese risolve il mistero. 'O braccio 'e Laocoonte torna a posto grazie a 'nu figlio 'e Portici!
L'eredità: onori e memoria
Per i suoi alti meriti, Ernesto viene insignito delle onorificenze di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia e di Cavaliere dell'Ordine del Merito della Repubblica. Riconoscimenti meritati per un uomo che ha servito la cultura, la libertà, la verità storica.
Ernesto Maria Leone Vergara Caffarelli muore a Roma il 3 dicembre 1961, a soli cinquantaquattro anni. Troppo giovane, troppo presto. Ma lascia un'eredità immensa: studi fondamentali, scoperte archeologiche, l'esempio di un nobile che ha scelto la scienza invece dei privilegi, la resistenza invece della complicità, la verità invece della convenienza.
'Nu Porticese ca ha parlato a 'o munno
Oggi, quando visiti i Musei Vaticani e ti fermi davanti al Laocoonte, quando guardi quel braccio destro teso in un'agonia immortale nel marmo, ricordati che dietro quella perfezione restaurata c'è lo studio, la dedizione, l'intelligenza di un uomo nato a Portici. Ernesto Maria Leone Vergara Caffarelli: duca per nascita, archeologo per vocazione, antifascista per coraggio, studioso per passione.
La sua storia ci insegna che la vera nobiltà non sta nei titoli che porti, ma in quello che fai con la tua vita. Ernesto avrebbe potuto vivere di rendita, godendosi i privilegi del sangue blu. Invece ha scelto di studiare, di lottare, di scoprire. Ha scelto di mettere la sua intelligenza al servizio della conoscenza e la sua coscienza al servizio della libertà.
Villa Luisa a Cremano in Portici lo ha visto nascere, Roma lo ha visto morire, ma il suo nome vive in ogni libro di archeologia che parla del Laocoonte, in ogni mostra che racconta la resistenza intellettuale al fascismo, in ogni storia di nobili che hanno scelto la cultura invece del potere.
Ernesto Maria Leone Vergara Caffarelli: duca di Craco, marchese di Comignano e di Savochetta.
Ma soprattutto: archeologo, antifascista, studioso.
'Nu porticese ca ha restituito 'o braccio a Laocoonte e 'a dignità a 'na professione.
Grazie, duca. Portici è orgogliosa di te, anche se probabilmente non lo sa abbastanza. Ma io, Pummarulella, lo racconto: ogni volta che qualcuno nel mondo ammira il Laocoonte restaurato, sta ammirando anche un pezzo della tua intelligenza. E un pezzo di Portici.
'A vera nobiltà sta int''a conoscenza. E tu l'hai dimostrato.
