Federico III non fu il classico sovrano prussiano "tutto d'un pezzo". Nato nel 1831 nel sontuoso Neues Palais di Potsdam, crebbe sotto l’influenza di una madre colta e anticonformista, Augusta di Sassonia-Weimar-Eisenach. Mentre il padre, Guglielmo I, lo voleva soldato perfetto, Federico divorava libri di legge, storia e letteratura all’Università di Bonn. Parlava correntemente diverse lingue ed era un latinista di talento.
Questa sua anima "umanista" lo portò a sognare una Germania moderna, lontana dall’assolutismo. Il suo matrimonio nel 1858 con Vittoria, la figlia maggiore della Regina Vittoria del Regno Unito, non fece che rafforzare questi ideali. Insieme, i due sognavano di trasformare la Prussia in una monarchia costituzionale sul modello inglese. Ma, come si dice dalle parti nostre, ’o sparagno nun è mai guadagno: la sua ascesa al trono sarebbe stata così breve da non permettergli di cambiare nulla.
Il "Guerriero Saggio" nelle Guerre di Unificazione
Nonostante il suo spirito pacifista, Federico fu un comandante militare di prim’ordine. Fu lui il protagonista della vittoria decisiva a Sadowa (1866) contro gli austriaci, arrivando sul campo di battaglia proprio nel momento del bisogno (un vero tempismo da eroe!). E ancora, nel 1870, guidò la Terza Armata contro i francesi, trionfando a Sedan.
Eppure, dopo ogni vittoria, Federico scriveva nel suo diario quanto odiasse la guerra e la sofferenza che causava. Questo contrasto tra il dovere di principe e il cuore di uomo lo rese una figura amatissima dal popolo, che lo chiamava affettuosamente "Unser Fritz" (il nostro Fritz).
Portici e il Mistero della "Ginestrella"
Ma veniamo a noi, perché la storia di Federico III si colora di passione proprio a Portici. Intorno al 1870, Federico, già principe ereditario e purtroppo già minacciato dai primi sintomi di quel cancro alla gola che lo avrebbe ucciso, cercava sollievo nel clima mite del Mediterraneo. Ma l'aria di mare non era l'unica attrazione.
Federico era perdutamente innamorato di Amina Boschetti, stella del Teatro San Carlo. Amina, milanese di nascita ma porticese d'adozione, era soprannominata la "Ginestrella" per la sua grazia e vivacità. La loro relazione era il segreto di Pulcinella: tutti sapevano, e i porticesi, con la loro ironia immortale, ci ricamarono sopra una filastrocca:
“O mia bella Ginestrella / tu m’hai perso le cervella / le cervella / in padella / tu mi hai cotte / e ben mi stà!”
Federico, per stare vicino alla sua Amina e per lasciarle un segno tangibile del suo amore, fece costruire a sue spese una magnifica villa in via San Cristoforo: quella che oggi è Villa Minervini. Un edificio maestoso che ancora oggi testimonia come un Imperatore tedesco abbia preferito la quiete di Portici ai rigori di Berlino.
La Tragedia dell'Imperatore Muto: I 99 Giorni
Il destino fu crudele. Quando il padre morì nel marzo 1888 (l’anno dei tre Imperatori), Federico ascese al trono già moribondo. Aveva subito una tracheotomia e non poteva più parlare; comunicava solo scrivendo su dei foglietti. Regnò per soli 99 giorni, senza riuscire a fermare l'ascesa del figlio, il bellicoso Guglielmo II, che avrebbe poi portato la Germania verso la Prima Guerra Mondiale.
Federico III morì il 15 giugno 1888. Di lui ci resta l'immagine di un uomo nobile che cercò di unire la forza della Prussia alla dolcezza della cultura. E a noi porticesi resta l'orgoglio di sapere che, tra i nostri giardini e le nostre ville, un Imperatore ha trovato non solo la salute, ma il battito più autentico del suo cuore.
Che ne dite, amice miei? La prossima volta che passate per via San Cristoforo, date ’nu sguardo a Villa Minervini e pensate a quel principe tedesco che, tra i suoi tanti titoli, scelse quello di innamorato della nostra Portici!
