Giornalista raffinato, politico appassionato, meridionalista europeo, uomo di rigore e passione.
Andrea Geremicca è stato tutto questo, e molto di più. Nato a Napoli il 3 giugno 1933, in una famiglia della borghesia intellettuale, attraversò la vita con la forza tranquilla di chi sceglie l’impegno senza calcolo, coltivando ideali mai rinnegati. È stato uno degli interpreti più lucidi della questione meridionale, uno degli ultimi “militanti totali” del Novecento.
Un adolescente in rivolta: la vocazione precoce per la politica e la stampa
Cresciuto in un ambiente colto e vivace, frequenta il Liceo Classico Umberto I di Napoli, dove inizia a scrivere per il giornalino scolastico. A quindici anni, un trauma familiare segna per sempre la sua esistenza: la madre si toglie la vita tra le sue braccia. Sarà una ferita mai chiusa, ma anche una miccia che lo spinge verso l’impegno civile.
Alla fine degli anni ’50, pur ottenendo ottimi risultati negli studi – otto e nove in latino e italiano – abbandona l’università per aderire completamente al Partito Comunista Italiano. Non per ideologia pura, ma per un bisogno di rottura, di riscatto, di militanza viva:
“Decisi di dedicare la mia vita al Pci, perché i comunisti volevano cambiare il mondo. Valeva la pena di sacrificarsi per un grande progetto di pace, giustizia, libertà, riscatto del Mezzogiorno”.
Il Partito come missione, Napoli come battaglia
Entrato giovanissimo nel PCI, inizia una straordinaria carriera politica. Ricopre tutti i ruoli chiave:
- Segretario della commissione giovanile della CGIL
- Segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI)
- Segretario cittadino e poi provinciale del PCI a Napoli
Negli anni ’60 e ’70, diventa il volto storico della sinistra napoletana, stimato per la sua capacità di analisi, la scrittura limpida e una oratoria rigorosa e coinvolgente.
Il giornalismo: l’altra militanza
Parallelamente alla politica, coltiva con uguale passione il giornalismo. Diventa giornalista professionista, redattore capo e inviato speciale de “L’Unità”, il quotidiano del PCI. Le sue penne affilate raccontano il Sud, le disuguaglianze, ma anche le speranze di un Paese da rifondare partendo dalla periferia.
Scrive numerosi saggi e articoli, tra cui due libri importanti, pubblicati da Guida Editore:
- Dentro la città. Napoli angoscia e speranza (1977)
- Napoli, una transizione difficile (1997)
Due opere che mettono a nudo le contraddizioni di Napoli, ma senza mai cedere al disincanto.
L’amministratore e il parlamentare: dalla giunta Valenzi a Montecitorio
Nel 1975, viene eletto consigliere comunale di Napoli e diventa assessore nelle giunte guidate da Maurizio Valenzi. In questi anni, lavora al fianco delle realtà popolari, dei movimenti di base, delle battaglie civili. È un punto di riferimento per la sinistra urbana.
Nel 1979, candidato alla Camera dei Deputati per il PCI, viene eletto per la VIII Legislatura. Sarà riconfermato nel 1983 (IX Legislatura) e nel 1987 (X Legislatura).
Durante i suoi 13 anni a Montecitorio, partecipa intensamente ai lavori parlamentari, con:
- 111 proposte di legge
- 527 atti di indirizzo e controllo
- 120 interventi parlamentari
Porta in aula il Sud, i lavoratori, i quartieri, la riforma dello Stato. Sempre con uno stile sobrio, ma radicale nei contenuti.
L’ultima battaglia: il Mezzogiorno in Europa
Nel 2000, assieme all’amico fraterno Giorgio Napolitano, fonda il Centro di Iniziativa Mezzogiorno Europa, divenuto poi Fondazione Mezzogiorno Europa. Ne è il primo presidente.
La missione è chiara: costruire una visione nuova del Meridione, fuori dai clientelismi e dagli assistenzialismi, dentro la prospettiva della sfida europea. Una vera “intelligenza meridionalista” che propone sviluppo, riforme e cittadinanza attiva.
La vita privata, la malattia, la fine
Sposa Tina La Gatta, anche lei militante politica, con cui condivide vita e ideali. Vivono a Portici, città in cui si radicano e partecipano attivamente. La vita però non gli risparmia dolori profondi: perde prematuramente il figlio Luca, poi affronta la lunga malattia della moglie e infine la propria battaglia contro un male incurabile.
Si spegne a Napoli il 4 maggio 2011, a 78 anni, presso l’ospedale Cardarelli. I funerali si tengono nella Sala della Loggia del Maschio Angioino. Viene sepolto al cimitero di Portici, accanto al figlio. Una fine coerente, semplice, come la sua vita pubblica.
L’eredità di un uomo sobrio e profondo
Andrea Geremicca ha incarnato la politica come servizio, il giornalismo come coscienza, la militanza come scelta esistenziale. Mai urlato, mai divisivo, sempre attento a costruire ponti. È stato un intellettuale meridionale autentico, che ha creduto nella possibilità di cambiare il mondo — cominciando dal suo angolo di Sud.
Il suo nome resta un punto di riferimento per chi ancora oggi crede in una sinistra riformista, colta, popolare, coerente. E nel valore alto dell’impegno quotidiano, quello che si consuma tra la gente, nei consigli comunali, sui giornali, nelle aule scolastiche, nelle fabbriche e nei parlamenti.
