Inizia tutto l’11 maggio 1827, nel cuore della penisola sorrentina, più precisamente nella località Cavone, frazione di Piano di Sorrento. Quel giorno nasce Aniello Francesco Saverio Maresca, figlio di Pasquale Mariano Esposito e Rosa Maria Aversa, coloni della nobile villa Massa. La sua venuta al mondo avviene in una delle terre più affascinanti del sud Italia, tra agrumeti, mare e fede profonda, ed è suggellata immediatamente con il battesimo nella chiesa di Santa Maria del Lauro a Meta di Sorrento.
Fin da giovane, Aniello si distingue per intelligenza e spirito di servizio. Dopo aver completato gli studi inferiori, si iscrive all’Istituto Nautico, istituzione di spicco della zona. Ma nonostante l’avviamento a una promettente carriera marinaresca, qualcosa lo chiama altrove. Non sarà il mare il suo destino, ma le onde dell’anima umana.
Il richiamo francescano: da Portici alla consacrazione
A 17 anni, il giovane Aniello sceglie la strada della vita religiosa. Si reca a Portici, nella zona del Granatello, ed entra nel convento di San Pietro d’Alcantara dell’Ordine dei Frati Minori Alcantarini. Il 17 settembre 1844 veste l’abito francescano e prende il nome di Fra Sempliciano della Natività. Un nome dolce, umile, che ben riflette il suo carattere.
Si forma in diversi conventi della Provincia Napoletana e l’11 maggio 1848, a Piedimonte d’Alife, emette la professione perpetua. Torna a Portici nel 1849 e lì vive un incontro straordinario: riceve la benedizione di papa Pio IX, esule proprio in quei mesi nel Regno delle Due Sicilie. Un momento che segnerà profondamente la sua missione.
Nel 1851 diventa presbitero e riceve l’abilitazione a predicare. Ma nel 1853 cambia anche ufficialmente il suo cognome in Maresca, quello della famiglia che aveva allevato suo nonno orfano, Giuseppe, e che lo aveva sempre considerato “uno di casa”.
Malattia, fede e rinascita
Dal 1853 inizia un periodo di trasferimenti nei conventi della provincia, ma nel 1855 la salute di padre Simpliciano vacilla. Colpito da una grave affezione respiratoria, forse tisi, viene mandato a Napoli, nel convento di Santa Lucia al Monte. Sei anni di infermità, una lotta silenziosa e durissima. In quel tempo, si affida all’intercessione di san Giuda Taddeo, “l’apostolo dei casi impossibili”. E, contro ogni previsione, guarisce.
Nel 1859 si trasferisce a Torre Annunziata, nel convento di Santa Teresa, ma poco dopo rientra a Portici, al convento di San Pasquale Baylon al Granatello. Qui non si limita alla vita monastica: fonda una scuola popolare gratuita per i figli del popolo, per sottrarli alla miseria e alla strada. Un’opera pionieristica e profondamente francescana.
Nel 1868, per gratitudine a san Giuda, pubblica una biografia del santo, contribuendo a diffonderne il culto nel Regno d’Italia.
Roma, le donne perdute e la rinascita della misericordia
Il 5 giugno 1869 viene chiamato a Roma come Segretario della Provincia dei Frati Alcantarini e Recolletti. Lavora al fianco del ministro generale Bernardino da Portogruaro alla riforma dell’Ordine, ma soprattutto si dedica ai poveri e agli ultimi.
Presso l’ospedale romano della Consolazione, si dedica alla cura spirituale delle donne “cadute”, vittime di una società ipocrita e crudele. In loro non vede peccatrici, ma anime ferite. E da qui nasce la sua opera più grande.
Nel 1879 fonda l’Ospizio di Santa Margherita, per accogliere e redimere queste donne, con il sostegno di Pio IX, del suo Ordine e persino dei reali d’Italia. Ma non basta. Vuole dare a queste donne non solo rifugio, ma futuro, dignità, spiritualità.
Così, nel 1886, nasce la Congregazione delle Suore Francescane dei Sacri Cuori, che continuerà il suo apostolato di carità e redenzione nei secoli a venire.
Morte e processo di beatificazione
Padre Simpliciano muore a Roma, il 25 maggio 1898, presso l’Ospizio di Santa Margherita, in concetto di santità. I suoi contemporanei lo chiamano “vero Angelo della beneficenza”. La sua fama di santità cresce, tanto che nel 1997 l’arcidiocesi di Capua apre il processo di beatificazione, promosso dalle Suore Francescane dei SS. Cuori.
Il 16 luglio 2015, grazie al riconoscimento delle sue virtù eroiche, papa Francesco lo dichiara ufficialmente Venerabile.
L’eredità viva di Padre Simpliciano
Oggi, l’opera di padre Simpliciano vive nel carisma della congregazione da lui fondata, presente in varie parti del mondo, sempre accanto ai più fragili, agli emarginati, agli scartati.
La sua storia, radicata tra le colline sorrentine, la spiritualità vesuviana di Portici e il cuore della Roma papalina, è un racconto di fede operosa, di carità che si fa istituzione, di un francescanesimo che non teme la realtà, ma la trasforma.
In un mondo affamato di speranza, padre Simpliciano della Natività resta un faro acceso, un esempio di amore concreto, un napoletano che ha portato il sole del Vangelo là dove regnava la notte.
