C'è una storia che a Portici si dovrebbe raccontare più spesso, quella di un uomo che ha dedicato la vita a studiare creature minuscole, quasi invisibili all'occhio umano, ma che per lui rappresentavano universi interi da esplorare. Ermenegildo Tremblay - o Gildo, come lo chiamavano con affetto - è stato uno di quei giganti della scienza che hanno reso il Laboratorio di Entomologia Agraria di Portici un punto di riferimento mondiale. E pensare che tutto è cominciato con lo sguardo curioso di un ragazzo napoletano verso il mondo degli insetti.
'Nu Picciotto Napoletano cu 'a Passione p''a Natura
Nato a Napoli il 25 settembre 1932, da Rosario Tremblay e Maria Teresa Faraone, Ermenegildo cresce in un'epoca in cui la città partenopea sta rinascendo dalle ferite della guerra. Ma lui ha già lo sguardo rivolto altrove: verso quelle creature minuscole che popolano i campi, i giardini, ogni angolo verde della sua terra. Non è un caso che, dopo aver conseguito la maturità classica nel 1950 presso il Liceo-Ginnasio Domenico Cirillo di Aversa, il giovane Ermenegildo scelga di iscriversi alla Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli, quella stessa che ha sede nella magnifica Reggia di Portici.
E qui comincia un amore che durerà tutta una vita: quello per Portici e per l'entomologia. Nel 1954 si laurea in Scienze Agrarie, ma la sua sete di conoscenza non si placa. Anzi! Come chi ha assaggiato 'nu cuoppo buono e nun se sazia maje, Ermenegildo si iscrive anche a Scienze Biologiche, ottenendo questa seconda laurea nel 1962, quando già da cinque anni era assistente ordinario alla Cattedra di Entomologia Agraria, quella tenuta dall'illustre Giuseppe Russo.
Portici: 'O Teatro d''a Scienza
La Reggia di Portici, quella stessa voluta da Carlo di Borbone per godere della vista sul golfo più bello del mondo, diventa per Tremblay molto più di un luogo di lavoro. È il suo laboratorio, il suo tempio della conoscenza, il posto dove ogni giorno può scrutare nell'infinitamente piccolo per scoprire l'infinitamente grande. Nei primi anni di attività, si dedica allo studio degli insetti di interesse economico, quelli che possono danneggiare le colture, portati all'attenzione dell'Istituto di Entomologia Agraria, che era anche sede della sezione di Entomologia dell'Osservatorio per le Malattie delle Piante.
E nel 1958 arriva il primo grande momento: la scoperta! Ermenegildo individua e descrive per la prima volta un insetto emittero appartenente alla superfamiglia Psylloidea, battezzandolo Bactericera tramblayi, volgarmente detta Trioza o Psilla della cipolla. Immaginate 'a soddisfazione: scoprire una nuova specie e vederla portare il proprio nome! È come lasciare un'impronta indelebile nella storia della scienza.
Tra Portici e il Mondo: 'Nu Scienziato senza Confini
Ma Gildo non è tipo da accontentarsi. Dal 1960 al 1970, affascinato dall'endosimbiosi negli Omotteri - quella straordinaria relazione tra insetti e batteri simbionti - conduce i suoi studi presso i laboratori della Deutsche Forschungs Gemeinschaft ad Ischia, come assistente del professor Paul Buchner, uno dei più noti studiosi della simbiosi negli insetti. Pensate un po': da Portici a Ischia, sempre nel cuore del Golfo di Napoli, sempre con gli occhi rivolti verso quelle meraviglie microscopiche che pochi sanno apprezzare.
L'importanza delle sue ricerche sulla endosimbiosi degli Omotteri lo fa considerare uno dei più validi esperti del settore a livello mondiale. Viene invitato a contribuire alla stesura di capitoli in libri specialistici internazionali, come "Insect Endocytobiosis" nel 1989 e "Scale Insects" nel 1997. Ma l'onore più grande arriva nel 2002, quando Paul Baumann decide di dedicargli il nome di un nuovo genere di batterio: "Candidatus Tremblaya". La motivazione? "In honor of Ermenegildo Tremblay, an Italian entomologist who has made extensive contributions to our knowledge of endosymbionts of plant sap-sucking insects". In onore di un entomologo italiano che ha dato contributi fondamentali alla conoscenza dei simbionti degli insetti succhiatori di linfa. Accussì, 'nu piccolo batterio porta 'o nome 'e nu grande scienziato napoletano!
'O Laboratorio 'e Portici: 'Na Finestra sul Mondo
Il Laboratorio di Entomologia Agraria di Portici, sotto la guida di Tremblay, diventa un polo di attrazione internazionale. Studiosi di tutto il mondo vengono a visitarlo, attratti dalla notorietà della sede vesuviana. Nel 1959, durante un'escursione entomologica nell'area vesuviana alla ricerca di parassitoidi di afidi, l'entomologo americano Robert van den Bosch gli consiglia di collaborare con un giovane ricercatore tedesco di grande valore: Manfred Mackauer. Ermenegildo accoglie subito il consiglio e, dall'1 gennaio al 31 ottobre del 1960, svolge un proficuo soggiorno presso lo Zoologisches Institut dell'Università di Francoforte.
Da questa collaborazione nasce una passione che lo accompagnerà per tutta la carriera: lo studio dei Braconidi Afidiini, piccoli imenotteri parassitoidi utilizzati nella lotta biologica. La sua prima corposa monografia sul Lysiphlebus fabarum - un piccolissimo guerriero nella lotta contro l'afide nero della fava - viene pubblicata nel 1964 e apre la strada a numerosi altri contributi.
Dal marzo al giugno del 1970, vola in California come Visiting Professor presso il Department of Entomology dell'Università di Berkeley. Poi torna, perché Portici lo chiama sempre a sé. Nel 1972, vinto il concorso alla cattedra di Entomologia Agraria dell'Università degli Studi di Napoli, Ermenegildo diventa il custode ufficiale di quella tradizione scientifica che a Portici si coltiva con orgoglio da secoli.
'O Direttore: Cu 'o Core e cu 'a Mente
Per molti anni dirige l'Istituto di Entomologia Agraria e poi il Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria, contribuendo attivamente alla crescita della struttura e al suo inserimento in un contesto scientifico nazionale e internazionale. Ma Ermenegildo non è solo un grande scienziato: è anche un maestro, un organizzatore, un uomo di cultura che guarda lontano.
Tiene la direzione editoriale del Bollettino del Laboratorio di Entomologia Agraria "Filippo Silvestri", promuove l'istituzione della prima cattedra di Lotta Biologica in Italia, svolge importanti incarichi pubblici come membro del Consiglio Superiore del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste e componente del Comitato della FAO di esperti di "Integrated Pest Control". Viaggia per insegnare: tiene corsi di Entomologia avanzata presso l'American University of Beirut tra il 1980 e il 1981, e corsi di Entomologia e Zoologia Agraria presso la National Somali University nel 1986.
E soprattutto, sostiene con forza l'istituzione presso l'Università degli Studi di Napoli di un corso di dottorato di ricerca in Entomologia Agraria, che coordina dal 1982 al 1994, formando generazioni di giovani entomologi. Portici continua così a essere fucina di talenti, come lo è stata sin dai tempi borbonici.
L'Ultimo Atto: Quanno 'a Passione Vence 'o Male
Dai primi anni Novanta, Ermenegildo allarga ulteriormente gli orizzonti dei suoi studi collaborando con Brad Vinson della Texas A&M University, interessandosi al Toxoneuron nigriceps, un braconide parassitoide associato a un bracovirus simbione. Nel settembre del 1990 trascorre due settimane in Texas, nel laboratorio di Vinson, con quello stesso entusiasmo del ragazzo che sessant'anni prima aveva scelto di studiare gli insetti.
Nell'agosto del 1996, in qualità di Presidente del Comitato Scientifico, contribuisce in modo determinante al successo del XX Congresso Internazionale di Entomologia tenutosi a Firenze. Dal 1998 al 2001 è vicepresidente dell'Accademia Nazionale Italiana di Entomologia.
Ma nell'agosto del 2000, mentre è in vacanza in Calabria con la famiglia, viene colpito da un ictus cerebrale. Il corpo comincia a tradirlo, ma non lo spirito. Nella primavera del 2001, nonostante il precario stato di salute, vuole a tutti i costi tenere il corso curriculare di Entomologia Agraria. È più forte di lui: Portici, i suoi studenti, la sua passione lo chiamano e lui risponde.
Verso la fine del 2001, le oggettive difficoltà fisiche lo costringono a chiedere il collocamento a riposo anticipato. Ma Gildo non si ferma. Dal 2000 al 2005, tra l'intimità familiare, continua a lavorare all'aggiornamento della nuova edizione del testo "Entomologia applicata" e scrive, dando alle stampe ben 22 lavori. Nel settembre del 2003, invitato dai colleghi dell'Università degli Studi della Basilicata, tiene un seminario sulle interazioni insetto-pianta. Il mese successivo replica la brillante presentazione presso l'Accademia Nazionale Italiana di Entomologia a Firenze.
Il 24 dicembre 2003, alla vigilia di Natale, un altro colpo più acuto della malattia lo debilita ulteriormente nel corpo e nello spirito. Ma Ermenegildo resiste, con quella stessa tenacia che ha messo nel cercare i suoi piccoli insetti tra le foglie e i fiori della campagna vesuviana.
Fino a quando, serenamente come l'ha vissuta, pone fine alla sua vita terrena nelle prime ore di domenica 31 ottobre 2010.
L'Eredità: 'Nu Gigante 'e Portici
Gildo - come lo chiamavano affettuosamente familiari, collaboratori e amici - è stato "un'amorevole figura umana, esempio unico di Uomo e di Scienziato, che con semplicità e mitezza ha trasmesso a tutti noi una preziosa eredità morale e culturale, da custodire gelosamente e a cui cercheremo sempre di ispirarci".
Oggi, quando passeggi per i viali della Reggia di Portici, quando vedi quegli edifici che ospitano la Facoltà di Agraria, pensa a Ermenegildo Tremblay. Pensa a quest'uomo che ha passato la vita a scrutare l'infinitamente piccolo per insegnarci l'infinitamente grande: il rispetto per la natura, la meraviglia della scoperta, l'importanza della conoscenza. Pensa a questo gigante della scienza che ha reso Portici famosa nel mondo, portando il nome della nostra città nei laboratori di Berkeley, di Francoforte, di Beirut.
Perché Portici, vedete, non è solo Ville Vesuviane e palazzi settecenteschi. Portici è anche questo: tradizione scientifica, eccellenza nella ricerca, uomini e donne che hanno dedicato la vita allo studio e alla conoscenza. E Ermenegildo Tremblay, con la sua passione, la sua umiltà, la sua grandezza, rappresenta 'o meglio 'e chesta tradizione.
'Nu vero gigante. 'Nu vero porticese. 'Nu vero scienziato.
E ogni volta che qualcuno, in qualche laboratorio del mondo, pronuncia il nome "Candidatus Tremblaya", sta rendendo omaggio non solo a un grande entomologo, ma a Portici stessa, a questa città che sotto il Vesuvio continua a coltivare sapienza e bellezza.
Grazie, professore. Portici nun t'scorda.
