C'è una storia che a Portici merita di essere raccontata con tutto il rispetto che si deve ai campioni veri, quelli che hanno portato il nome della nostra città sui ring di tutta Italia. È la storia di ErnestoCentobelli, "Ernestone" per tutti, un ragazzo romano che è diventato porticese nel cuore, nel sangue e nei pugni. Un mediomassimo che ha fatto tremare gli avversari per vent'anni, che ha indossato quattordici volte la maglia azzurra, che ha conquistato due titoli di Campione d'Italia. Ma soprattutto, un uomo che ha vissuto la boxe con quella passione totale che solo chi ha scelto Portici come casa può capire.
Da Roma a Croce d''o Lagno: Quanno 'o Destino Sceglie pe' Te
Ernesto Centobelli nasce a Roma il 17 aprile 1906, ma il destino ha in serbo per lui un'altra città, un altro mare, un'altra vita. All'età di dieci anni, la famiglia si trasferisce da Roma e si stabilisce a Croce del Lagno, in quel cuore pulsante di Portici dove la vita scorre tra le strade e le voci della gente. E proprio qui, tra i vicoli vesuviani, il piccolo Ernesto scopre la sua vocazione: la boxe, la noble art, quella danza virile dove coraggio e tecnica si fondono sul ring.
Da ragazzo tutti lo chiamano "Ernestone", e non ci vuole molto a capire perché: rotondo, bassotto, di corporatura media e quindi perfetto per la categoria mediomassimi, aveva pugni come magli, specialmente il sinistro scagliato al bersaglio grosso. Quei pugni che faranno la storia della boxe italiana.
'Nu Picciotto cu 'e Guantoni: Gli Esordi nella S.S. Portici
Sin da giovanissimo Ernesto pratica la boxe, tesserandosi per la squadra pugilistica della Società Sportiva Portici. È il 1923, lui ha appena diciassette anni, e ai Campionati regionali campani di boxe fa il suo esordio con la maglia che porterà con orgoglio per tutta la carriera. E subito dimostra di essere un pugile dilettante di buon valore, dando inizio a quella che sarà una lunga e radiosa carriera da mediomassimo, categoria al limite degli 81 chili di peso.
Nel 1924, ai Campionati regionali campani, arriva in finale. L'incontro si chiude con un "no contest" per aver atterrato l'avversario Talamo con un "deplorevole colpo basso". Ma nella ripetizione del match, Ernestone chiude a suo favore in soli due round. Nello stesso anno partecipa addirittura alla selezione per le Olimpiadi di Parigi del 1924. A diciotto anni, già sogna i cinque cerchi olimpici!
Sul Ring 'e Napule: Domeniche di Gloria
Di domenica 29 luglio 1928, insieme ai boxeurs porticesi Chirici, Ciano ed Esposito I, Centobelli si batte contro una rappresentativa della noble art romana. È una di quelle riunioni che fanno epoca: Ciano sconfigge Righi, Chirici viene battuto da Rendini, il medio Esposito I cede contro Di Giacomo, ma Ernestone ristabilisce la parità abbattendo Ginesi. Il pubblico impazzisce, e gli organizzatori incassano duemila lire, una cifra considerevole per l'epoca.
Nel febbraio del 1929, Ernesto compie il grande salto: passa al professionismo. Il primo incontro è contro il napoletano Raimondo Marigliano, "biondino di Pazzigno", un rude rivale già navigato. Ma la sorte è beffarda: una ferita al sopracciglio costringe alla sospensione del match al quarto round. Nel successivo giugno, il rematch: stavolta è un incidente ancora più assurdo a fermare Ernestone. All'inizio della seconda ripresa, accecato dall'ammoniaca che per errore un distratto assistente gli ha spruzzato sugli occhi nell'intervallo, non può continuare a combattere. Ko tecnico, ma per cause esterne.
'O Trionfo e 'a Tragedia: 1931, l'Anno che Cambia Tutto
Giugno 1931: ai Campionati d'Italia Dilettanti che si tengono a Ferrara, Ernesto arriva in finale e si aggiudica il titolo di Campione d'Italia nella categoria mediomassimi. Batte nell'ordine il comasco Porro, Palommella di Pola e l'anconetano Donati. Portici ha il suo campione italiano!
Ma la domenica 31 agosto dello stesso anno, Roma. Ernesto, campione italiano dei pesi medi in carica, incontra il campione toscano Cecchini. A 35 secondi dalla fine della prima ripresa, il pugile porticese sferra un diretto devastante alla mascella dell'avversario. Cecchini si abbatte supino, battendo pesantemente il capo sul tappeto. Viene immediatamente trasferito in ospedale, dove muore qualche giorno dopo.
Immaginate il peso di quel momento. Ernesto è un pugile, non un assassino. Sul ring si va per vincere, non per uccidere. Ma la boxe è uno sport spietato, e a volte il destino è crudele. Eppure Centobelli non si ferma, non può fermarsi. È un campione, e i campioni vanno avanti anche quando il cuore è pesante come il piombo.
In Maglia Azzurra: 'O Lione Italiano
Nell'ottobre 1931, viene convocato in Nazionale per l'incontro Danimarca-Italia. E qui Ernestone dà spettacolo: vince quattro incontri su cinque contro i campioni danesi, incluse vittorie memorabili contro il campione europeo dei massimi Jacob Michaelsen e contro Halfd Nielsen, una pertica di due metri. 'Nu gigante abbattuto da 'nu porticese!
Durante il 1932, la Federazione Pugilistica Italiana gli conferisce la nomina di "probabile olimpico" per la X Olimpiade di Los Angeles. Il sogno olimpico sembra a portata di mano, ma la sorte decide diversamente: viene battuto negli spareggi e non fa parte della squadra olimpica.
Nell'estate del 1933, ai Campionati Italiani di Ferrara, conquista la medaglia d'argento. Il 13 febbraio 1934, alla Sala Tarsia di Napoli, combatte contro il romano Catavassi: viene squalificato per un colpo sotto la cintura e, fischiato dal pubblico, fugge abbandonando il ring. Non è il suo momento migliore.
'O Ritorno d''o Campione
Ma il 13 novembre dello stesso anno, quando tutti pensano che abbia dato l'addio definitivo al ring, Ernesto si presenta ai Campionati Italiani tenuti a Napoli. E ancora finalista, vince il secondo titolo nazionale! Per la seconda volta iscrive il suo nome nel Libro d'Oro dei Campionati d'Italia Dilettanti e si cinge della cintura di campione italiano di categoria. Accussì se fa: 'nu campione vero nun molla maje!
Nel 1935, ai campionati italiani viene eliminato ai quarti di finale. Insoddisfatto dal deludente risultato, si ritira discretamente dalla scena. È il preludio di un lungo silenzio che durerà quattro anni.
L'Ultimo Atto: 'A Fine 'e 'Nu Guerriero
Verso la fine del 1939, all'età di trentaquattro anni - un'eternità per un pugile - Ernesto ricompare sul ring. Durante i primi mesi del 1940, trentaquattrenne ma ancora formidabile, trionfa in due match consecutivi, sconfiggendo nell'ordine il campione italiano dei pesi massimi, il ferrarese Pancani, e il gigante italo-americano Russo.
Ai Campionati Italiani di Novara, tenta la scalata al terzo titolo tricolore, ma viene fermato ai quarti dal vigile urbano milanese Borioli. Nell'estate del 1940, a Portici viene organizzata una riunione della noble art in suo onore. Dopo un pareggio contro Pancani alla Casina dei Fiori, fra le mura casalinghe del Cinema Vittoria, combatte per l'ultima volta.
Con quest'ultimo match chiude la sua brillante carriera pugilistica.
'O Palmares 'e 'Nu Gigante
I numeri parlano chiaro e fanno venire i brividi: trecento incontri nell'arco della carriera agonistica, quattordici volte la maglia azzurra della Nazionale italiana, due titoli di Campione d'Italia Dilettanti nella categoria mediomassimi. Una rivista specializzata lo inserisce tra i primi cinque mediomassimi italiani di tutti i tempi.
Lasciata l'attività agonistica nell'estate del 1940, Ernesto diventa commerciante, gestendo una fiorente attività nel campo del caffè. Dal ring alla tazzulella, ma sempre con quella stessa passione, quello stesso carattere che lo ha reso grande.
Ernesto Centobelli muore a Portici, la città che ha scelto come sua e che lui ha reso orgogliosa sui ring di tutta Italia.
L'Eredità 'e Ernestone
Oggi, quando si parla di boxe a Portici, il nome di Ernesto Centobelli dovrebbe risuonare con la stessa forza dei suoi pugni leggendari. Perché Ernestone non è stato solo un campione: è stato un simbolo di quella Portici operaia, combattiva, che non si arrende mai. Un ragazzo arrivato da Roma che è diventato più porticese dei porticesi, che ha portato il nome della nostra città sui ring nazionali e internazionali, che ha indossato con orgoglio la maglia azzurra dell'Italia.
La sua storia è fatta di gloria e di dolore, di vittorie strepitose e di cadute, di ritorni impossibili e di addii definitivi. È la storia di un uomo che ha vissuto la boxe come una missione, che ha dato tutto sul ring, che non ha mai tradito i colori della sua squadra e della sua città.
E quando guardiamo la Portici di oggi, dovremmo ricordarci che la grandezza di una città non si misura solo nei palazzi e nelle ville settecentesche. Si misura anche nei pugni di un mediomassimo che, con il sinistro scagliato come un maglio, ha scritto pagine indimenticabili della storia sportiva italiana.
Ernesto Centobelli, "Ernestone", uno dei primi cinque mediomassimi italiani di tutti i tempi.
Romano di nascita, porticese nel cuore.
Campione sul ring, uomo vero nella vita.
'Nu lione che Portici nun potrà scurdà maje.
Grazie, Ernestone. 'O ring è vuoto senza 'e te, ma 'a memoria sta 'ccà, forte comme uno d''e tuoi cazzotti.
